Non poteva che avere gli occhi color del mare Carlo Governatori, uno dei tanti pescatori impegnati nel progetto sperimentale “A pesca di plastica”. Un’iniziativa che vede protagonisti 40 pescherecci della marineria di San Benedetto del Tronto, che dal mese di maggio è a lavoro per pulire i fondali del mare Adriatico.

La testimonianza di Carlo Governatori

“Navigando con le nostre imbarcazioni vediamo grosse quantità di rifiuti galleggiare sulla superficie del mare. Sono soprattutto oggetti di plastica” racconta Carlo sottolineando che “tantissimi altri materiali si trovano sul fondale marino. Quando ritiriamo le nostre reti, insieme al pesce, catturiamo anche bottiglie, piatti, bicchieri e tanto altro. Un giorno ho persino recuperato un pannello solare. È veramente un brutto spettacolo vedere le nostre acque ridotte così”.

Per questo quando Carlo e i suoi colleghi sono stati contattati per prendere parte all’iniziativa, che nasce nell’ambito del progetto europeo Clean Sea Life. Hanno accolto l’idea con grande entusiasmo, facendo diventare così la marineria sambenedettese la prima a mettere in atto un progetto di tale portata.

“Siamo orgogliosi di poter contribuire, nel nostro piccolo, a rendere il mare un posto più pulito. Questo ambiente, come tutti gli altri, deve essere rispettato e curato. Purtroppo, per anni, è stato concepito come una pattumiera ed ora ne stiamo pagando le conseguenze” dichiara Carlo. Quest’ultimo ha poi aggiunto che “prima della nascita del progetto noi pescatori non potevamo portare a terra gli oggetti che raccoglievamo in mare perché il trasporto di rifiuti è concesso solo a personale autorizzato. Finora tutto quello che si incagliava nelle reti dovevamo buttarlo in mare prima del rientro in porto, altrimenti rischiavamo di essere accusati di smaltimento illecito”.

Quadro Normativo Salvamare

“A pesca di plastica” infatti non nasce solo con l’obiettivo di liberare i fondali adriatici da tonnellate di rifiuti, ma anche per raccogliere dati e fornire indicazioni utili per coloro che stanno mettendo a punto “Salvamare”. La normativa che consente ai pescatori di raccogliere la plastica in mare. L’esperienza pratica di San Benedetto del Tronto vuole dunque contribuire alla formulazione di una legge il più chiara possibile e che fornisca gli strumenti ai pescatori di tutta Italia.

Clean Sea Life

Organizzata da Clean Sea Life assieme alla Capitaneria di Porto, all’ Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, al Comune di San Benedetto, e alle aziende PicenAmbiente e Garbage. “A pesca di plastica” doveva terminare il 7 giugno, ma è stata poi è stata prorogata fino al 13 agosto, data in cui scatterà il fermo per la pesca. Una decisione accolta con gioia dalla marineria, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti nei primi mesi di lavoro. In sei settimane i pescherecci hanno raccolto tre tonnellate di plastica e altrettante fra metallo, vetro, gomma e tessuto. Sei tonnellate di rifiuti, di cui oltre il 20% potenzialmente recuperabili.

Al ritmo di una tonnellata a settimana, i rifiuti sono stati sbarcati, analizzati e differenziati a terra grazie a un lavoro di squadra “che non sarebbe mai stato possibile senza la collaborazioni di tutti”.

“Ogni giorno, quando rientro in porto, insieme alle casse di pesce scarico anche tutti i rifiuti che abbiamo raccolto in mare e li getto in appositi contenitori installati sulla banchina. Periodicamente poi passa la PicenAmbiente e raccoglie il tutto” spiega. Una procedura semplice, che va a vantaggio di tutti perché “oltre a difendere la flora e la fauna marina. Così tuteliamo anche la nostra salute” dichiara il pescatore chiarendo che “buttare la plastica in acqua è come avvelenarsi perché il pesce che vediamo nelle nostre tavole è lo stesso che mangia i rifiuti che noi buttiamo in mare”.

Riflessioni finali

Un progetto apripista che è solo l’inizio di una lunga serie. “Il nostro impegno non finisce qui. Noi pescatori, insieme a tutte le altre realtà coinvolte, siamo già a lavoro per altri progetti” rivela Carlo. “Se oggi sono coinvolto in questa bellissima realtà lo devo a Matteo e Luca, due dei miei tre figli. “Un giorno quando hanno visto cosa ripescavamo dal mare mi hanno guardato con aria triste e mi hanno detto: ‘Papà non inquinare’” racconta il sambenedettese.

“Il problema di oggi non sono le nuove generazioni, ma noi adulti che siamo i meno sensibili a queste tematiche. Per questo sono convinto della necessità di azioni di questo tipo anche per sensibilizzare l’opinione pubblica facendo capire a tutti quanto un gesto semplice, come buttare una bottiglia nel cestino, sia così importante per il nostro futuro e quello dei nostri figli”.

Articolo di Luisa Urbani