Il termine è di uso recente ma la sua applicazione è antica. Stiamo parlando dell’agroforestazione, sistema di coltivazione che prevede la coesistenza, nella stessa unità di superficie, di specie arboree e/o arbustive con seminativi e/o pascoli. Nei paesi ad agricoltura intensiva come quelli dell’UE, l’agroforestry rappresentava la norma: ancora oggi, muovendosi lungo la penisola non è insolito imbattersi in paesaggi che testimoniano questo tipo di attività, positiva sotto molti punti di vista.

Successivamente però, intorno agli anni Cinquanta-Sessanta, la meccanizzazione e la tendenza alla monocoltura hanno causato una drastica riduzione dell’adozione di questo sistema, tornato ultimamente molto attuale. “La ragione di una simile inversione di marcia”, spiega Giustino Mezzalira, direttore della sezione Ricerca e Gestioni Agro-Forestali di Veneto Agricoltura, “è che i sistemi agroforestali sono in grado di fornire in modo molto efficiente beni e servizi per i quali c’è una crescente domanda. Accumulano carbonio nel suolo più delle colture agrarie, migliorano la qualità dell’acqua che scola verso i corsi d’acqua, creano habitat per una ricca fauna selvatica, per non parlare di come modifichino in modo spettacolare il paesaggio. Questi servizi per ora vengono pagati solo in modo indiretto (misure agroambientali del Piano di Sviluppo Rurale) ma in futuro si spera che possano diventare fonte di reddito per le nostre aziende agricole”. Inoltre, il progredire della tecnologia nel settore agricolo può dare un contributo valido allo sviluppo del sistema agroforestale. “Ad esempio”, continua il dott. Mezzalira, “utilizzando le tecniche di precision farming si può far fare automaticamente alle macchine operatrici tutte le operazioni di sfalcio dell’erba lungo i filari, eliminando il ‘fastidio’ di dover fare complesse operazioni di manovra. Si possono poi recuperare antiche tecniche di coltivazione degli alberi, quali la capitozzatura, che riducono grandemente la concorrenza delle chiome degli alberi con le colture agrarie”.

In questo contesto di recupero ed implementazione dell’agroforestazione si inserisce il progetto AGFORWARD (AGroFORestry that Will Advance Rural Development), finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro iniziato nel gennaio 2014 e terminato nel dicembre 2017. “Uno dei principali obiettivi è lo studio dell’interazione albero-suolo, necessario per poter dare una validazione scientifica ai benefici della coesistenza prevista dall’agroforestazione, che le generazioni passate ben conoscevano e non hanno mai messo in dubbio”. A spiegarlo è Lorenza Padovan, titolare dell’azienda agricola Casaria di Masi (PD), una delle prime ad aderire al progetto AGFORWARD e tra le fondatrici dell’AIAF (Associazione Italiana AgroForstazione). “In base all’esperienza del mio compagno Mauro, dottore forestale specializzato in vivaistica ornamentale, abbiamo scelto di aderire per ragioni estetiche (modifica del paesaggio rurale), economiche (sia dirette dalla vendita del legname che indirette: utilizzo di tare, effetto frangivento, fitodepurazione, ecc.) ed etiche”. In particolare, l’azienda Casaria segue il modello silvoarabile, ovvero quello in cui specie arboree da legno, frutto o altro prodotto convivono con specie aerbacee colturali: “Abbiamo piantumato lungo le scoline alla ‘ferrarese’ tipiche della bonifica, e tutto lo spazio è sufficientemente ampio per la coltivazione di cereali”. Accanto a questo, le altre possibilità sono quella silvopastorale (allevamento e arboricultura), lineare (in cui siepi, frangivento o fasce tampone ai bordi dei campi tutelano e “difendono” le superfici agricole), ripariale (come la lineare, ma agli argini dei corsi d’acqua in modo da prevenire fenomeni come erosione, degrado e inquinamento) e coltivazioni in foresta (funghi, frutti di bosco e prodotti non legnosi).

AGFORWARD però non è l’unico progetto europeo attivo in tal senso: a dicembre 2015, ad esempio, si sono conclusi ben 118 Programmi Europei di Sviluppo Rurale che hanno visto anche l’attuazione di una misura molto importante, la Misura 8.2 relativa alla creazione e al mantenimento di sistemi agroforestali nei quali sia colture agronome che impianti arborei forniscono prodotti all’azienda agricola. “Il Veneto è stata la prima regione in Italia ad applicare le Misure del PSR che riguardano l’agroforestazione”,  continua il dott. Mezzalira, “e già nella programmazione 2007-2013 aveva dato attuazione alla Mis 222 che ha preceduto l’attuale Mis 8.2. La sua importanza risiede nel fatto che prevede che nei sistemi agroforestali le superfici coperte dagli alberi non vengano sottratte alla PAC (pagamento a superficie). In passato infatti molti agricoltori vi avevano rinunciato proprio per non perdere parte dei contributi annessi”.

Tuttavia, in Italia solo altre 4 regioni – Basilicata, Marche, Puglia, Umbria – hanno colto questa possibilità. Per Lorenza, le ragioni sono molteplici e riguardano diversi ambiti: “In generale una mentalità troppo legata alla meccanizzazione tradizionale, la scarsa attenzione della politica nella cura e nel mantenimento dell’ambiente e l’impreparazione dei tecnici agronomi che seguono gli agricoltori. Inoltre, le procedure per accedere ai bandi sono burocraticamente troppo complesse; noi stessi abbiamo dovuto rinunciare all’opportunità della misura 8.2 perché i parametri di assegnazione del punteggio minimo ci hanno penalizzati, pur avendo già un sistema agroforestale da completare”.

L’energia e la tenacia per continuare su questa strada però non mancano. Conclude Mezzalira: “In questi anni in Veneto abbiamo realizzato alcuni progetti pilota e dimostrativi; si tratta ora di passare al coinvolgimento diretto degli agricoltori. Una strada interessante è quella offerta dalla Mis. 16.2 del PSR, che prevede la creazione di ‘Gruppi Operativi’ che assieme affrontano dei problemi od esplorano nuove opportunità. Quella dell’agroforestazione è una grande opportunità per le aziende agricole e la società ed è per questo che Veneto Agricoltura sta lavorando assieme alle organizzazioni agricole per far decollare almeno un Gruppo Operativo su questo innovativo tema”.

Credits foto: AGROOF scop – Agroforestry Development