Mancano meno di 4 mesi all’inizio della Conferenza Europea Agroforestry, appuntamento di fondamentale importanza per il mondo dell’agroforestazione.

Promossa dalla Federazione europea Agroforestry (EURAF), in collaborazione con diversi partner italiani e locali, la conferenza ha l’obiettivo di offrire un momento di scambio di idee scientifiche e di analisi dei risultati raggiunti sul tema. Sarà poi anche l’occasione per discutere le direzioni nuove ed emergenti nel campo della ricerca e della pratica nel settore.

 

EURAF2020

Giunto alla sua quinta edizione, quest’anno, l’incontro si terrà a Nuoro dal 18 al 20 maggio.

Per la presentazione degli abstract, fanno sapere gli organizzatori, c’è tempo fino al 31 gennaio 2020.  Il comitato scientifico accoglierà contributi riguardanti i seguenti argomenti: cambiamento climatico, biodiversità e gestione della fauna selvatica, paesaggio, prodotti alimentari di qualità e certificazione, prevenzione Wildfire, innovazione, gestione dei sistemi agro-silvo-pastorali del Mediterraneo, istruzione, sensibilizzazione e turismo rurale.

“È una conferenza scientifica che non vuole solo usare un linguaggio comprensibile agli esperti del settore, ma vuole coinvolgere anche agricoltori, tecnici agricoli e forestali, ricercatori e funzionari pubblici che si occupano del complesso di norme che favoriscono promozione di questa pratica” chiarisce Giustino Mezzalira, direttore della sezione Ricerca e Gestioni Agro-Forestali di Veneto Agricoltura e presidente dell’Associazione Italiana di AgroForestazione.

Agroforestry

Al centro del dibattitto dunque le pratiche agroforestali diffuse in tutta Europa. Ma cosa sono i sistemi agroforestali?

L’agroselvicoltura è la pratica di gestione di sistemi che integrano la coltivazione di specie legnose, come alberi o arbusti con altre colture agrarie o con l’allevamento di animali, al fine di massimizzare i benefici economici ed ambientali ottenibili dalle interazioni di queste diverse componenti.

La ricerca attuale, infatti, ha messo in evidenza che l’appropriata applicazione di principi e pratiche agroforestali è un elemento chiave per sostenere l’Unione Europea nel raggiungimento di metodi di produzione di alimenti e di materia prima più sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale.

“In realtà – precisa Andrea Pisanelli, ricercatore del Cnr – si tratta di forme di uso del suolo molti antiche, che sono sempre state praticate. Fino agli anni 50 del secolo scorso l’agroforestazione era una pratica comune in tutta Italia, poi con l’industrializzazione dell’agricoltura c’è stato un cambiamento di tendenza. A partire dagli anni 2000 però si è tornati a rivalutare questa pratica, attuandola con le scoperte degli ultimi tempi”.

Agroforestry

E quali sono i vantaggi?

È doveroso precisare come l’agroforestazione moderna, o meglio la spinta verso il ritorno a questa pratica agricola ormai abbandonata, non vuole assolutamente sostituire le odierne e moderne pratiche agricole, ma piuttosto integrarsi ad esse, migliorandone la produttività e il beneficio economico, in un’ottica di profitto sostenibile.

“A far il punto sui benefici di questa pratica – spiega Giustino Mezzalira – è lo studio condotto nell’ambito di AGFORWARD (AGroFORestry that Will Advance Rural Development). Si tratta di un progetto di ricerca, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del VII Programma Quadro (FP7 – Ricerca e Sviluppo Tecnologico), che si fonda su esperienze di ricerca e conoscenze già acquisite in ambito agroforestale, sia in siti sperimentali in atto presso aziende agroforestali sia in progetti di ricerca già terminati”.

“Obiettivo generale del progetto – prosegue Mezzalira – è la promozione delle pratiche agroforestali a sostegno dello sviluppo rurale in Europa, puntando, ad esempio, al miglioramento della competitività e al rafforzamento delle componenti sociali e ambientali di un territorio.

Il progetto coinvolge due istituzioni internazionali e 23 strutture tra università, centri di ricerca e organizzazioni agricole europee. Tra queste anche la Federazione Europea Agroforestale (EURAF)”.

Altri vantaggi vengono illustrati da Andrea Pisanelli.

“Grazie a studi condotti da oltre 20 anni è stato riconosciuto che il modello monocolturale intensivo non è sostenibile. Quindi sono stati realizzati diversi progetti per promuovere la diversificazione. Tra questi appunto c’è AGFORWARD. Con questi progetti – prosegue il ricercatore – si è dimostrato che i sistemi agroforestali sono più efficienti sia dal punto di vista produttivo che ambientale. I principali e più evidenti benefici del ritorno a questo sistema agricolo sono l’aumento della biodiversità, che è un bene per il nostro pianeta, il miglioramento della fertilità del suolo, nonché la protezione dall’erosione per quest’ultimo garantita dall’impianto radicale delle fasce arboree. Senza dimenticare l’aumento della produttività complessiva, l’aumento del carbonio stoccato nei terreni e, ultimo ma non ultimo, il netto miglioramento del paesaggio perché se ci sono diversi componenti questo risulta più bello rispetto ad un paesaggio dove c’è una monocultura su ampia scala”.

 

Ai due esperti fa eco Marcello Mele, professore dell’Università di Pisa e direttore del Centro di Ricerche Agro-Ambientali “Enrico Avanzi” che definisce l’agroforestazione una pratica che permette di “aumentare la produzione senza però impattare sull’ambiente, anzi avendo dei riflessivi positivi”. “Si chiama – aggiunge – intensificazione sostenibile con un approccio che tiene in considerazione l’equilibro dell’ecosistema”.

Una serie di vantaggi che però non stanno ad evidenziare una volontà di ritornare al passato perché “nessuno vuole tornare indietro. Noi ricercatori infatti stiamo studiando, a livello mondiale, dei sistemi innovativi che possano coniugare la meccanizzazione alla policoltura”.

Agroforestry

E l’Italia?

“Prima di analizzare la situazione nel nostro Paese – sottolinea Mezzalira – è opportuno fare una precisazione: elementi di agroforestazione tradizionali sono diffusi nelle aziende di tutta Italia, prima tra tutte la Sardegna che è la regione più ricca di sistemi agroforestali. Se poi andiamo a cercare le aziende che hanno tutta l’intera organizzazione agroforestale queste sono una minoranza”.

A confermare ciò anche Mele che aggiunge: “oltre che in Sardegna, la pratica – secondo la vecchia metodologia – è molto diffusa anche in tutta la Pianura Padana”.

Diverso è il discorso se si analizzano le realtà che praticano l’agroforestazione secondo una metodologia moderna – sperimentale.

“I sistemi moderni – spiega ancora Mele – sono molto meno diffusi. Si hanno soprattutto a livello sperimentale, come ad esempio nel caso di Veneto Agricoltura, l’agenzia regionale dello sviluppo agricolo oppure dell’Università di Pisa, dove abbiamo 40 ettari di sistema agroforestale moderno”

Non mancano poi imprese virtuose che vengono considerate come “aziende pilota” spiega Mezzalira.  Tra queste c’è “l’Azienda Agricola Casaria, che si trova nel comune di Masi, in provincia di Padova” in un lembo di territorio abbracciato dal fiume Fratta a nord e dal fiume Adige a sud, in una zona di bonifica gestita dal Consorzio Adige Euganeo. “L’azienda sta implementando su tutti i 100 ettari di terreno i sistemi agroforestali” come quelli silvoarabili (specie arboree abbinate con specie erbacee colturali), silvopastorali (allevamento abbinato con arboricoltura), sistemi lineari (siepi frangivento e fasce tampone ai bordi dei campi), fasce ripariali (specie arboree e arbustive piantumate sugli argini dei corsi d’acqua) e coltivazioni in foresta (coltivazione di funghi, frutti di bosco e prodotti non legnosi in genere, nella foresta.

 

Per chi volesse saperne di più sul mondo dell’agroforestazione l’appuntamento è a Nuoro dal 18 al 20 maggio 2020.

Potete visitare il sito della conferenza cliccando su questo link: https://www.euraf2020.eu/

 

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