AIPIN MARCHE – L’AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica è un’associazione nazionale tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel 1989 per divulgare i metodi e le tecniche dell’ingegneria naturalistica.

L’ingegneria naturalistica è una disciplina tecnica che utilizza le piante vive (o parti di esse) nella realizzazione di interventi particolarmente efficaci per la sistemazione dei corsi d’acqua e dei versanti, limitando l’azione erosiva degli agenti meteorici ed effettuando il consolidamento, in concomitanza al reinserimento naturalistico, di scarpate a superfici degradate da fattori naturali (dissesto idrogeologico) o antropici (cave, discariche, opere infrastrutturali). Tali tecniche sono caratterizzate da un basso impatto ambientale.

Ad occuparsene nel nostro territorio è l’associazione Aipin Marche. Abbiamo intervistato Nelson Gentili, Dr. Agronomo e Forestale, Responsabile del Servizio Agricolo-Forestale ed Ambientale della Comunità Montana dei Sibillini, che si occupa di questi interventi da trenta anni. Nell’associazione Aipin è Direttore dei lavori, Responsabile del Procedimento di interventi di ingegneria naturalistica, di sistemazioni idraulico forestali, di miglioramento ed assestamento forestale, recupero ambientale di aree degradate, interventi di rinaturalizzazione, Responsabile autorizzazioni all’utilizzo dei boschi in aree soggette al Vincolo idrogeologico.

OPERE DI INGEGNERIA NATURALISTICA

«Da decenni utilizziamo le tecniche di ingegneria naturalistica per la sistemazione ambientale del territorio dell’Unione Montana dei Sibillini. Come si procede? I dissesti vengono segnalati ai comuni e, grazie ai fondi regionali stanziati ad hoc, riusciamo a realizzare tali interventi ecocompatibili ed ecosostenibili per riqualificare le aree» afferma Nelson.

«Le opere di ingegneria naturalistica, nel tempo, risultano essere più resistenti di quelle realizzate in cemento armato in quanto si integrano perfettamente con l’ambiente. Persistono ai vari agenti atmosferici quali alluvioni, smottamenti e quant’altro. Non rimangono un elemento estraneo ma vivono insieme al territorio, mantenendo integre le sue funzioni di difesa. Ammirevoli le opere realizzate in tutto il Nord e Centro Europa, in particolare in Austria, Germania e Olanda».

FUNZIONI DELL’INGEGNERIA NATURALISTICA

Le principali funzioni dell’ingegneria naturalistica sono:

  • funzione ecologica, di creazione e/o ricostruzione di ambienti paranaturali o naturaliformi;
  • funzione idrogeologica, di consolidamento, protezione dall’erosione, sistemazione idrogeologica ed aumento della ritenzione delle precipitazioni meteoriche;
  • funzione estetico-paesaggistica, di collegamento al paesaggio percepito circostante;
  • funzione socio-economica, relativa al beneficio sociale indotto, alla gestione economica delle risorse naturali ed al risparmio rispetto alle tecniche tradizionali;
  • funzione di sviluppo dell’occupazione nelle aree collinari e montane.

MATERIALI UTILIZZATI

Ai materiali vivi, possono essere affiancati sia materiali biodegradabili di origine naturale (legname, piante o loro parti, talee, fibre di cocco, juta, paglia, legname, biostuoie, ecc.) che altri materiali quali pietrame, ferro o prodotti di origine sintetica in diverse combinazioni (geotessili, ecc.).

«Se, ad esempio, siamo di fronte ad una frana o ad un cedimento sulla scarpata stradale, andiamo innanzitutto ad agire sulla risoluzione dei problemi causati dal dissesto, e poi a ricreare le condizioni naturali iniziali. Quindi realizzeremo palificate vive con pali di Castagno di un certo diametro e ricreeremo la scarpata con la vegetazione esistente» ci racconta Nelson.

AMBITI DI INTERVENTO

Gli ambiti di intervento relativi all’ingegneria naturalistica sono:

  • il consolidamento e la riqualificazione ecologica di sponde di corsi d’acqua, laghi ed invasi;
  • il consolidamento, la bonifica e la riqualificazione ecologica di versanti naturali soggetti a dissesti idrogeologici;
  • il consolidamento e la riqualificazione ecologica di rilevati e trincee di infrastrutture (strade, ferrovie ecc.);
  • il consolidamento e la riqualificazione ecologica di fronti di cava e discariche;
  • il consolidamento e la riqualificazione ecologica di versanti nudi derivanti da azioni di progetto (spalle di dighe, portali di gallerie, ecc.);
  • la messa in opera di barriere visive e mascheramenti vegetali;
  • la messa in opera di barriere antirumore mediante rilevati rinverditi;
  • la messa in opera di barriere vegetali per combattere la diffusione di polveri ed aerosol;
  • la realizzazione di ecosistemi-filtro a valle di scarichi idrici;
  • l’esecuzione di sistemazioni temporanee o permanenti di aree di cantiere;
  • la realizzazione di nuove unità ecosistemiche in grado di aumentare la biodiversità locale o territoriale e/o di offrire fruizioni di tipo naturalistico;

la realizzazione di nuove strutture ambientali in grado di garantire la permanenza a la mobilità della fauna protetta (ad es. scale di risalita per pesci, sovrappassi o sottopassi per fauna).

FIGURE PROFESSIONALI COINVOLTE

«Sono opere svolte da aziende iscritte all’Aipin nella categoria di ingegneria naturalistica (categoria n. 11). Non viene data alcuna indicazione specifica sulla titolarità della professionalità che dovrà occuparsi dell’intervento. Il progettista potrebbe essere un ingegnere, un architetto, un agronomo forestale ma anche un geologo. Molto dipende dall’entità del danno causato e dalla tipologia di intervento necessario» sostiene Nelson. L’associazione è aperta a quanti funzionari, liberi professionisti, universitari, si occupano a titolo professionale di ingegneria naturalistica.

«In questi anni, abbiamo realizzato delle escursioni tecniche nelle quali abbiamo invitato gli ingegneri naturalisti di tutta Italia per mostrare loro le opere che abbiamo realizzato» conclude Nelson. L’ultima in ordine temporale, svolta il 02 ottobre 2021, si intitolava “Interventi di manutenzione idraulica e difesa del suolo, silvicoltura, sistemazioni idraulico forestali nell’Unione Montana dei Sibillini (AP)” ed ha interessato la visita ai seguenti cantieri:

  1. Torrente Tesino (Rotella): riprofilatura, pulizia alveo e difese spondali;
  2. Fosso del Corvo (Comunanza): drenaggio, consolidamento con opere di I.N.;
  3. Fosso Cannavine (Montemonaco): difese spondali con palificata doppia viva, rivestimenti flessibili con materassi metallici in alveo;
  4. Torrente Vetremastro (loc. Picacchioni – Amandola): difese spondali con cantiere in corso.

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