Una delle realtà dell’Abruzzo che si occupa di “fare biologico” con i concimi naturali è Agoflor, una grande distesa di serre al chiuso a Villa Rosa (TE), di proprietà di Domenico Malavolta. Domenico ha spiegato a noi di Nextolife l’importanza nel mondo biologico anche degli ambienti artificiali come le serre: “All’inizio non è facile inserire questo metodo in una produzione. Bisogna effettuare molte prove”, avverte, “ma una volta che ci riesci, è meglio del chimico”.

Stare attenti a come si fa agricoltura è importante per il benessere dell’uomo e del Pianeta. “Spesso in passato ci si è focalizzati troppo su causa ed effetto, piuttosto che risalire a monte del problema”, ci informa Claudio Colleluori, esperto in concimi naturali. Gli esseri viventi vegetali sono resistenti e fragili allo stesso tempo, e ciò dipende dalle condizioni nelle quali nascono e crescono, determinate dalla qualità di seme, terreno e concime.

Le piante si devono difendere da un complesso stuolo di nemici (insetti, funghi, batteri e clima) e, come se non bastasse, i cambiamenti climatici hanno messo a dura prova la loro capacità di resistenza. La natura ha comunque i suoi meccanismi di difesa, le piante registrano i brutti episodi di una stagione e quella successiva adottano le dovute precauzioni per far sì che non si ripetano, ma spesso questo non è sufficiente per tutelare la loro buona salute.

Negli anni sono stati creati tre sistemi di agricoltura con i quali ci si avvicina ad uno stato di produzione naturale.

  • Agricoltura biologica. Applica metodi etici su un’agricoltura convenzionale. Prende in considerazione l’intero sistema agricolo, sfrutta con interventi ridotti la naturale fertilità del suolo e non ricorre a prodotti di sintesi o OGM. Promuove la biodiversità.
  • Permacultura. Progetta con strategie ecologiche insediamenti agricoli simili ad ecosistemi naturali quasi autonomi. È stato ideato negli anni Settanta da Bill Mollison e David Holmgren che vi hanno inglobato architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura, zootecnia.
  • Agricoltura biodinamica. Rispetta l’ecosistema terrestre, non usa innovazioni scientifiche, ed ha una visione spirituale-esoterica della natura. È fondata sui principi antroposofici del filosofo ed esoterista Rudolf Steiner. Due di questi concernono il compostaggio e i cicli lunari.

Dagli anni Trenta il modo di fare agricoltura si è concentrato solo sulla pianta piuttosto che sul terreno per accelerare i suoi tempi produttivi e ciò ha portato alla distruzione del patrimonio presente nella terra. Oggi le pratiche agronomiche tengono conto della salvaguardia della flora microbica del terreno, sempre maltrattata in passato. Si cerca di ricostruire un ambiente ideale per la pianta allo scopo di incontrare meno problemi. In quest’ottica sono pensati i concimi naturali. Questi comprendono: deiezioni animali, scarti vegetali e animali, sovesci. Gli animali e i vegetali coinvolti non devono essere stati trattati. È indispensabile controllare la filiera di questo tipo di prodotti.

Mucca su prato verde

“Un modo di comporre l’humus è raccogliere gli escrementi delle mucche da stalle biologiche (per questo si chiama stallatico), impilarli in mucchi per dodici mesi, girandole e lavorandole. Alla fine non ha nemmeno più il loro odore originario perché è stato totalmente trasformato da microrganismi già presenti in natura”, spiega Colleluori. Si possono usare pure deiezioni di polli, cavalli, pecore, suini, conigli, lombrichi. Quello dei volatili, la pollina, è ricco di fosforo, potassio e azoto, è da dosare con parsimonia per la sua ricchezza. Il sangue di bue (detto anche borlanda) invece ha solo il nome inquietante, perché è ricavato dalla melassa dello scarto della lavorazione industriale della barbabietola. La cornunghia è ottenuta dalla macinazione, essicazione e sterilizzazione di corna e zoccoli di animali provenienti da macelli, soprattutto bovini. Rilascia gradualmente i suoi nutrienti (azoto e fosforo) nel terreno.

Il litotamnio è preso dalla macinazione del Lithothamnium Calcareum, un’alga rossa calcarea dell’Atlantico, particolarmente presente in Bretagna. Migliora il pH e la struttura dei suoli acidi. Il sovescio è una pratica agronomica che consiste nell’interramento di piante fresche per arricchire il terreno delle sostanze concimanti in esse contenute. Quelle più utilizzate sono la senape, il trifoglio, il luppolo e altre specie della famiglia delle leguminose per la loro azione azoto fissatrice che rende fertile il suolo. Il taglio e l’interramento si effettuano prima della fioritura.

Si sta valutando anche l’aggiunta di microrganismi al terreno per aiutare la nutrizione e l’assorbimento nella pianta. Sono dei funghi che creano delle colonie attorno alle piante. La micorriza è una specie di fungo che agisce in “simbiosi mutualistica” con la radice di una pianta superiore. Altra tipologia usata è il fungo antagonistico, come il tricoderma. Anche i batteri possono creare un legame con le radici. Per una coltivazione etica e biologica, è indispensabile che i semi siano derivati da organismi vegetali che non hanno subito processi di sintesi chimica e non siano stati usati antiparassitari, se non quelli registrati.

Essere biologici non significa ricorrere solo a concimi naturali ma si deve cominciare dalla base, ossia dall’analisi del terreno”, precisa Colleluori. Composizione, forma e clima lo caratterizzano. Il passo successivo è tener salubre il valore biologico del terreno con i concimi sopracitati e spargere semi biologici. La pianta è mantenuta in vita con fungicidi ricavati da metalli come il rame e lo zolfo (utilizzati in dosi ridotte), biostimolanti ad estrazione vegetale come le alghe, essenze come il quassio e i macerati di erbe (aglio, erba cipollina, dente di leone, ecc.). Si è scoperto ultimamente che il bicarbonato di potassio ed altri carbonati, se formulati in modo opportuno, possono essere d’aiuto nell’azione fungicida. Sono un’alternativa al rame e allo zolfo ma il loro impiego è ancora in fase di sperimentazione.

Gli insetticidi sono presi da piante, funghi, batteri. L’impiego di insetti utili è ancora raro però consigliato per riportare un certo tipo di equilibrio. Devono esserne presi endemici (del territorio) per non stravolgere l’ecosistema. Questi si suddividono in predatori e parassitoidi. I primi si nutrono direttamente degli insetti dannosi, i secondi depongono le loro uova dentro le larve di questi ultimi e le distruggono. Per evitare l’uso di diserbanti, si stanno studiando diserbanti naturali e adesso si lavora il terreno con dei mezzi meccanici speciali. In futuro sarà fondamentale dotarsi di una stazione meteo per regolare la propria produzione. Questa è in grado di fornire i dati di temperatura e piovosità, che incrociati attraverso dei programmi, riescono a prevedere i trattamenti migliori per il terreno.