GeoMORE nasce dall’idea di istituire una società in grado di occuparsi della riduzione dei rischi geologici, sulla spinta del primo tragico evento sismico dell’agosto 2016 con epicentro ad Amatrice in Appennino centrale. I ragazzi esperti di geologia che l’hanno costituita, essendo molto legati ai territori colpiti dal sisma, vogliono mettere a disposizione le conoscenze acquisite durante gli anni di università e l’esperienza maturata in Italia e all’estero per tentare di evitare o almeno ridimensionare in futuro gli effetti distruttivi che hanno segnato la storia sismica del Centro Italia negli ultimi vent’anni. Per questo motivo, durante un incontro con il professore Emanuele Tondi, docente di Geologia Strutturale all’Università di Camerino, esperto studioso dell’Appennino Centrale ed in particolare di geologia dei terremoti, i giovani gli hanno illustrato le loro idee. Così hanno gettato le basi per la nascita della loro società e si sono resi disponibili sin da subito ad effettuare la raccolta dati necessaria nell’immediato post sisma. Questa attività, svolta all’interno del progetto EMERGEO – INGV, gli ha permesso di essere tra i primi a raggiungere la faglia del monte Vettore per effettuare i rilievi del caso.
Il team è formato dai geologi Riccardo Teloni, Fabrizio Bendia, Giuseppe Pasquini, Paride Giordani, Tiziano Volatili, Marco Bello e il geofisico Miller Zambrano. I referenti Unicam sono i prof. Emanuele Tondi, Marco Materazzi e Claudio Di Celma.
Nel 2017 GeoMORE ha vinto lo Startcup Marche, la business plan competition riservata a studenti e ricercatori che hanno brillanti idee imprenditoriali a contenuto innovativo ed aspirano a costituire un’impresa.

Quali sono le nuove strategie di protezione del territorio che proponete di applicare?
La nostra strategia è quella di utilizzare i risultati recenti della ricerca universitaria per una corretta prevenzione. Riguardo i terremoti, ad esempio, è possibile effettuare uno studio di caratterizzazione delle faglie per ricostruire il loro ciclo sismico e determinare quindi i tempi di ritorno della loro attività, in altre parole stimare ogni quante centinaia o migliaia di anni possono generare un terremoto e con quale magnitudo. Questo approccio consente l’individuazione delle aree che potrebbero rivelarsi più vulnerabili ed interessate da amplificazione sismica dovuta alla direzione di propagazione della rottura lungo il piano di faglia.

Con i nuovi strumenti a disposizione è possibile prevedere lo scatenarsi di un terremoto?
Ad oggi non è possibile prevedere i terremoti, ovvero non esistono strumenti che possano indicare con precisione il verificarsi di un dato evento sismico. Tuttavia un dato importante lo sappiamo, ovvero conosciamo le aree geografiche dove i terremoti possono avvenire, insieme alla loro magnitudo massima attesa.

Quindi non si potrebbe creare una sorta di “tg meteo” o i movimenti del terreno possono non essere indicativi di nulla?
Molti strumenti di previsione proposti dal web, come applicazioni o “tg meteo”, allo stato attuale delle conoscenze, non possono essere ritenuti altro che truffe a danno dei cittadini. La scienza, comunque, sta portando avanti studi in ogni campo della ricerca affinché si riesca a prevedere il verificarsi, in una data area ed in un dato momento, di un evento sismico con intensità massima nota. Tra i temi più studiati oggi, l’uso del radon (gas) come precursore sismico è sicuramente molto interessante, però non è dimostrato un effettivo rapporto tra le sue emissioni e i terremoti, e finché il metodo scientifico non comproverà l’esistenza di questo rapporto, ogni tecnologia divulgata dovrà ritenersi nient’altro che una mera speculazione sulla pelle dei cittadini.
Grandi passi in avanti sono stati compiuti nel campo dell’early warning (avvertimento in anticipo,ndr), una tecnologia che prevede degli avvisatori acustici in grado di allertare la popolazione alcuni secondi (in alcuni casi minuti) prima dell’arrivo delle potenti onde sismiche. Questo sistema all’avanguardia è ancora poco diffuso, anche a causa della sua applicabilità (limitata, per il momento, soltanto ad alcuni particolari contesti geologici).

Quali sono i vantaggi di una cartografia tematica?
Una cartografia tematica è una mappatura del territorio in grado di fornire informazioni sulle aree a rischio, utilizzando opportune simbologie e colorazioni in modo da permettere una percezione immediata del fenomeno in esame. Le cartografie tematiche sono strumenti molto importanti per mitigare il rischio sismico, quello idrogeologico (frane, alluvioni, ecc.) e vulcanico (eruzioni, colate, ecc.) che caratterizzano il territorio nazionale, e rappresentano a tutti gli effetti uno strumento normativo di pianificazione urbanistica. Le carte di pericolosità e di rischio sismico, per esempio, contengono e trasmettono informazioni utili sia durante la gestione dell’emergenza nell’immediato post sisma, sia durante la pianificazione urbanistica di sviluppo di un territorio.
In tal senso, è impensabile trovare le risorse economiche in grado di rendere antisismiche tutte le strutture e le infrastrutture della penisola, però è possibile investire ed intervenire prima in quelle aree che sono da ritenersi a maggior rischio perché è più probabile che vi si verifichi un sisma di una certa intensità. Le strategie di sviluppo di un territorio debbono, per forza di cose, tener conto degli aspetti geologici e delle criticità a cui un’area è soggetta a breve e a lungo termine.
Guardando al futuro, è giusto attendersi inoltre che le cartografie di pericolosità e rischio sismico siano aggiornate in seguito ai maggiori eventi: non è corretto pensare che un territorio sia soggetto alla stessa probabilità di essere interessato da un sisma, sia prima che dopo il verificarsi di un evento. La cartografia infatti, ha un linguaggio universale, capace di rappresentare la realtà del territorio nelle 2 e nelle 3 dimensioni ma un ulteriore passo in avanti deve essere fatto per rendere questi strumenti dinamici nel tempo.

Perché l’Italia non ha mai assunto pienamente la consapevolezza di essere un Paese ad alta pericolosità sismica come il Giappone?
Affermare che l’Italia non abbia mai assunto la consapevolezza di avere un territorio soggetto al verificarsi di forti terremoti non crediamo sia corretto. A dimostrazione di ciò, ci sono i moltissimi studi effettuati dai ricercatori delle migliori università italiane e degli istituti di ricerca nazionali, come il Centro Nazionale Ricerca (CNR) e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la Protezione Civile ed il Centro per la Microzonazione Sismica e le sue applicazioni, ma anche altri enti che ci hanno riservato una posizione di prima linea nello studio degli eventi sismici e vulcanici. Purtroppo non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda l’adozione di quelle misure volte a ridurre il rischio sismico-vulcanico che negli anni hanno messo in evidenza l’alto grado di vulnerabilità del nostro territorio a queste calamità. La storia, anche recente, del nostro Paese dimostra che uno dei maggiori pericoli associati al nostro territorio, ovvero quello sismico, venga costantemente sottovalutato, preferendo investire nei miglioramenti estetici delle nostre case piuttosto che in un eventuale adeguamento sismico della struttura. Questo modo di pensare ha esposto il nostro patrimonio edilizio ad un’alta vulnerabilità sismica, a tal punto che un terremoto che in Giappone non provocherebbe alcun danno, in Italia potrebbe distruggere intere città.

Il passato ce lo dimostra.
Fonti storiche testimoniano come Amatrice, Norcia e L’Aquila, per citare le più recenti, fossero già state distrutte in passato da terremoti con intensità massima pressoché uguale a quella recente. Eppure ancora una volta nulla o quasi era stato fatto per prevenire tali scenari di distruzione e morte. Tuttavia, negli ultimi anni si erano accesi i riflettori verso quegli eventi, del tutto naturali, che sono tipici del nostro territorio e si erano individuati nell’informazione e nell’educazione della popolazione gli strumenti per iniziare una vera e propria prevenzione. Ora più di prima c’è la speranza che gli ultimi avvenimenti abbiano di nuovo fatto concentrare l’attenzione degli amministratori verso il nostro patrimonio edilizio e commerciale, soprattutto riguardo la loro vulnerabilità, favorendo in qualche maniera un intervento tempestivo laddove si possa verificare un “forte” terremoto in un futuro non così lontano.
Per quanto riguarda il confronto del nostro territorio con quello di altri Paesi, come in questo caso il Giappone, alcune considerazioni devono essere fatte, altrimenti si rischia di creare disinformazione. Uno degli errori da evitare è il voler a tutti i costi effettuare un confronto tra due modelli (in questo caso dei due Paesi) per trovare le cose che non funzionano e quindi copiare la soluzione adottata dall’altro per risolvere i problemi sul proprio territorio. Il modello giapponese possiede una storia geologica, geomorfologica e culturale diversa da quella del territorio italiano, che nel suo insieme rende questo modello non confrontabile e sovrapponibile all’esempio italiano. È giusto osservare con interesse le soluzioni attuate dagli altri Paesi soggetti ad alta pericolosità sismica come Giappone, Cina, Cile, USA e altri, ma sicuramente le azioni da intraprendere nel nostro Paese dovranno essere commisurate alle caratteristiche del territorio italiano, in riferimento al tessuto edilizio-culturale, che è diverso da quello dei Paesi elencati sopra. Per concludere, Giappone ed Italia, non dovrebbero essere confrontati tra loro.

Come potreste essere utili ad un Comune terremotato che richiede i vostri servizi?
GeoMORE promuove misure atte a mitigare il rischio sismico a cui un territorio è esposto, destinandole a quei Comuni caratterizzati dalla presenza di elementi geologico-strutturali (come ad esempio faglie capaci), in grado di generare forti terremoti nel prossimo futuro. Queste possono essere riassunte in:
● Indagini sulla sismicità storica e sulle faglie attive presenti;
● Studio della sorgente sismogenetica e delle sue caratteristiche per stimare i cicli di “carico-scarico” delle faglie e la magnitudo massima attesa; ovvero, quando potrebbe verificarsi il prossimo forte terremoto e con quale intensità massima;
● Produzione di un modello geologico tridimensionale del sottosuolo e simulazione di scuotimento del suolo in seguito ad un sisma. Questo strumento sarebbe in grado di individuare le aree in cui si potrebbero verificare fenomeni di amplificazione sismica, e quindi fornire informazioni utili sui parametri di sicurezza da adottare in fase di progettazione ed adeguamento sismico di edifici ed infrastrutture;
● Incontri divulgativi rivolti alla popolazione e alle scolaresche per promuovere una maggiore consapevolezza delle caratteristiche geologiche e dei rischi legati al territorio.
Questi servizi vanno ad implementare gli strumenti già a disposizione dei Comuni fornendo nuovi dati per lo sviluppo dei piani regolatori e parametri utili alla progettazione degli edifici. Le attività proposte da GeoMORE mirano inoltre ad informare la popolazione circa le caratteristiche geologiche del territorio in cui vive, aumentando quindi la consapevolezza che si può convivere con il terremoto, purché si prendano le dovute precauzioni abbattendo il rischio sismico.
Ovviamente i modelli gestionali proposti da GeoMORE sono applicabili anche al rischio idrogeologico, vulcanico ed ambientale.

Che genere di leggi, normative e controlli servirebbero per rendere gli edifici dei nostri Paesi resistenti ad un grande terremoto?
Per avere il nostro patrimonio edilizio seriamente danneggiato non è necessario un “grande” terremoto. Purtroppo i crolli documentati ad Ischia (2017) o a San Giuliano di Puglia (2002) hanno dimostrato che le tecniche costruttive hanno un importante ruolo nella resistenza di un edificio alle sollecitazioni generate da un evento sismico. Partendo da questo presupposto possiamo dire che per rendere gli edifici sicuri, questi devono essere costruiti seguendo le norme antisismiche, in relazione al contesto geologico in cui sorgono. Infatti gli studi effettuati a seguito degli ultimi eventi sismici hanno dimostrato ancora una volta che la caratterizzazione del sottosuolo ha un importantissimo ruolo nella progettazione di strutture antisismiche. Lo studio della risposta sismica locale e quindi la possibilità che un dato sito sia soggetto ad amplificazione delle onde sismiche e della risonanza terreno/struttura è estremamente importante. Mettendo sempre in atto la nuova normativa antisismica, infatti, si possono progettare edifici antisismici che permettono la salvaguardia della vita umana, del tessuto urbanistico, economico e sociale.
C’è anche il SISMA BONUS: un incentivo statale istituito nel 2017 che favorisce il miglioramento sismico (ed energetico) di edifici privati concedendo tra il 70% e l’80% di rimborso (a seconda della soglia di riduzione della vulnerabilità raggiunta dall’intervento). Se ne parla poco, ma è un’opportunità di cui a memoria non ricordiamo precedenti. Da qui è possibile scaricare una brochure informativa semplice e dettagliata per i cittadini: http://www.mit.gov.it/comunicazione/news/casa-sicura

Nella gestione delle emergenze terremoto ogni regione è un caso a sé per densità di aree abitate, posizione e composizione del terreno. Ma quali sono gli errori comuni ad ogni emergenza in cui lo Stato incorre più spesso?
Durante le fasi dell’emergenza i problemi che devono essere fronteggiati sono molti e di varia natura che necessitano un alto livello di preparazione. Ciononostante, la prima cosa che salta all’occhio è che nelle primissime concitate fasi dell’emergenza, quelle strutture che dovrebbero rappresentare siti sicuri da dove gestire e coordinare l’emergenza, molte volte devono essere evacuate in seguito a danni che ne condizionano l’efficienza. Comuni, ospedali, scuole, asili sono definiti strategici proprio perché devono essere operativi in qualsiasi circostanza e non è pensabile che in un paese civile, in aree ad alta pericolosità sismica, tali edifici vengano resi inagibili, e quindi non più funzionali, al verificarsi della calamità naturale. Tali strutture andrebbero monitorate regolarmente per verificarne l’integrità e garantirne la piena funzionalità nel caso si verificasse un evento sismico. Purtroppo però come la storia più o meno recente ci insegna, in Italia è più facile ricostruire che fare prevenzione, poiché quest’ultima non fa campagna elettorale e spesso gli investimenti necessari non sono possibili per mancanza di fondi.

I paesi terremotati potrebbero puntare sul geoturismo come risorsa economica?
Negli ultimi decenni, grazie a numerose iniziative adottate dallo Stato (istituzione dei Parchi Nazionali, delle comunità montane, delle riserve), il turismo ambientale ha registrato una notevole crescita sia a livello nazionale che regionale e oggi rappresenta una vera e propria risorsa economica del Paese. La sponsorizzazione e lo sviluppo del geoturismo nelle aree colpite dal sisma potrebbe essere un primo passo verso la ripresa per medie e piccole attività commerciali e turistiche, spesso a gestione familiare, che caratterizzano i borghi del Centro Italia. Non a caso, la National Geografic Society definisce il geoturismo una forma di turismo che “sostiene e accentua il carattere geografico del luogo visitato – il suo ambiente, il suo patrimonio, la sua estetica, la sua cultura e il benessere dei suoi abitanti”. Geoturismo significa viaggiare per scoprire le meraviglie geologiche nel luogo in cui si trovano e la particolare combinazione che si crea tra risorse naturali e umane che rendono il luogo unico e irripetibile. Il Geoturismo costituisce uno degli strumenti di conoscenza e di valorizzazione del territorio con le più alte potenzialità di sviluppo, in armonia con i principi ormai inderogabili della sostenibilità ambientale.
In questo senso GeoMORE promuove il geoturismo attraverso una serie di attività tra cui il recupero di itinerari geoturistico-culturali con percorsi didattico-educativi, l’organizzazione di visite guidate ed escursioni formative per scolaresche, corsi di orientamento e cartografia di base per scout o gruppi di trekking, cartografie promozionali dei territori e delle attività locali.
L’obiettivo principale è la creazione di un nuovo tessuto economico-sostenibile in quelle aree ad alto rischio spopolamento. Attraverso una mirata valorizzazione, l’area diviene polo di riferimento turistico caratterizzato da quei temi che associano all’interesse prettamente scientifico-divulgativo anche quello emotivo-semiologico legato alle sole caratteristiche paesaggistico ambientali.

Stampa e terremotati hanno chiamato spesso il terremoto ‘mostro’. In genere si usa sempre questo termine per un qualcosa che non si comprende. Potreste spiegare il motivo per cui è sbagliato rivolgersi ad un fenomeno naturale con questo termine?
Spesso e volentieri i media definiscono mostri quegli eventi naturali a cui vengono associati morte e distruzione. Purtroppo, si tende ad ignorare che forse chi si comporta da “mostro” è l’uomo che non è in grado di convivere con quegli elementi naturali che caratterizzano determinate aree da milioni di anni. La natura fa il suo corso; noi abbiamo il compito di studiarla e di trovare il modo di conviverci in totale armonia. In realtà basterebbe prendere coscienza di dove si vive e dei pericoli geologici presenti sul territorio, sviluppare una mirata prevenzione e mitigare i vari rischi, con l’obiettivo di stabilire una sicura convivenza con terremoti, alluvioni, frane, vulcani ecc. In altre parole basterebbe tenere a mente i rischi geologici legati al territorio in cui si vive, non solo al verificarsi di eventi critici: la prevenzione, per essere efficace, va pianificata con lungimiranza e investimenti a breve e lungo termine.

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Donatella Rosetti