GIORNATA MONDIALE SENZA SACCHETTI DI PLASTICA

Oggi, 12 settembre 2019, in occasione della  Giornata mondiale senza sacchetti di plastica introdotta nel 2009 dall’associazione inglese Marine Conservative Society, ci è sembrato doveroso soffermarci sul tema della plastica.

Lo scopo della giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questo problema, che soffoca i mari di tutto il mondo avvelenandoli e compromettendone la biodiversità, spingendo le persone a non usare né accettare sacchetti in plastica almeno per un giorno.

Sapere che nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci, ti fa immediatamente comprendere l’urgenza di questo tema, ma la notizia positiva è che vivere senza plastica è possibile. Bastano piccoli e semplici gesti quotidiani. Quando vai a fare la spesa, ad esempio, potresti acquistare alimenti sfusi e senza imballaggi e utilizzare una borsa in tela. Quando sei in giro e vuoi bere dell’acqua, porta sempre con te una borraccia.

In tv, sulla stampa e nei social se ne parla moltissimo, ma cosa si sta facendo a livello locale? Ce lo spiega Sabrina Petrucci, responsabile di Marche a Rifiuti Zero.

LA BATTAGLIA CONTRO LA PLASTICA

Il primo punto da mettere in evidenza quando si parla di rifiuti è la riduzione, che è anche il primo punto nella gerarchia europea sul trattamento dei rifiuti. Come afferma Sabrina: “Non dobbiamo assolutamente pensare che sostituiamo la plastica usa e getta semplicemente sostituendola con altri materiali sempre usa e getta, anche se meno inquinanti (come ad esempio la bioplastica  o la carta). Il migliore rifiuto è quello che non produci e quindi la busta di plastica (come la plastica in generale) va sostituita con un materiale durevole, non derivanti da petrolio e non inquinanti come ad esempio la stoffa o altri materiali provenienti da fibre vegetali”.

Un’altra precisazione importante quando si parla della sostituzione del sacchetto di plastica riguarda la bioplastica. “La bioplastica – illustra Sabrina – non è pensata per sostituire la plastica. Il sacchetto di bioplastica è utile per il compostaggio, perchè il sacchetto di bioplastica in un impianto di compostaggio (non nella compostiera domestica) si biodegrada facilmente, si può trattare ed è facilmente compostabile ma non sto facendo un bene per l’ambiente, perchè al di fuori del ciclo di compostaggio, anche il sacchetto di bioplastica impiega tantissimo tempo per degradarsi. La soluzione migliore per degradare il compost è la compostiera domestica in quanto getto all’interno i miei rifiuti senza sacchetto”.

Strategia Marche a Rifiuti Zero

LE ATTIVITA’ DI MARCHE A RIFIUTI ZERO

Le attività di Marche a Rifiuti Zero intervengono su più fronti:

  • attività di sensibilizzazione attraverso l’educazione ambientale nelle scuole, tramite le lezioni specifiche sulla plastica, sull’inquinamento da plastica, sulla plastica nei mari e sulle microplastiche con testimonial molto importanti come Martina Capriotti (ricercatrice di San Benedetto del Tronto che ha vinto una borsa di studio National Geographic).
  • campagne sull’utilizzo dell’acqua di rubinetto, sulla riduzione dello spreco dell’acqua e la riduzione della bottiglietta di plastica.

“Abbiamo anche realizzato delle borracce durevoli che i Comuni possono personalizzare e magari regalare ai ragazzi nelle scuole o vendere in alcune occasioni”. Sabrina ci spiega che: “oramai la borraccia è diventata cool, un oggetto alla moda e perciò la promuoviamo tantissimo e cerchiamo di far capire ai bar, ristoranti e ai semplici cittadini che l’acqua del rubinetto è in realtà molto più controllata dell’acqua in bottiglia. Inoltre, proponiamo ai Comuni di mettere, nelle sagre e nelle feste, degli erogatori di acqua o di dare accesso all’acqua pubblica, ad esempio tramite piccole fontane o casette di acqua; oppure di mettere a disposizione dei bicchieri e delle borracce che possono essere acquistate da chi partecipa alle feste oppure semplicemente prese a noleggio e acquistate pagando una piccola cauzione e poi al termine della manifestazione il cittadino è libero di scegliere se le vuole tenere oppure se le vuole restituire. A quel punto si ha l’intento di far nascere un circuito economico, di cooperative piuttosto che imprese, che mettono a disposizione gli erogatori dell’acqua e il lavaggio delle stoviglie per diffondere anche nelle sagre e nelle feste l’utilizzo delle stoviglie durevoli”.

  •  progetto “Ambiente bene comune” che nasce dal progetto “Cupra per l’ambiente” ideato dall’ex assessore di Cupra Roberta Rossi. In sintesi, ai commercianti viene chiesto di ridurre il rifiuto all’origine, attraverso alcune semplici azioni che sono state personalizzate per ciascuna tipologia di negozio sotto forma di disciplinari con un elenco di azioni che riducono gli imballaggi (ad esempio l’utilizzo del prodotto sfuso, l’erogazione alla spina, la zuccheriera invece che la bustina dello zucchero, l’eliminazione della cannuccia). Se il commerciante sottoscrive il disciplinare, in cambio riceverà un marchio di sostenibilità da parte del Comune ed entra in un circuito di operatore sostenibile. I comuni che aderiscono a questo progetto hanno un valore in più in termini di turismo in quanto le persone diventano sempre più sensibili su questo tema e c’è una sorta di attenzione e di ricerca verso un ecoturismo sostenibile.

Inoltre, abbiamo chiesto alla responsabile se hanno incontrato persone ostili a questo cambiamento. Lei ha risposto sostenendo che le persone sono per natura ostili al cambiamento. “ Siamo tutti conservatori. Le frasi più diffuse che senti dire sono “Si è sempre fatto così“, “Sono abituato così“. Il cambiamento va accompagnato e indotto, mai imposto. Va un po’ concordato e spiegato: far vedere (come abbiamo fatto in alcune circostanze) con il microscopio la sabbia e far scoprire alle persone che questa è piena di microplastiche, induce a fare un ragionamento.”

ALCUNI DATI INCORAGGIANTI

giornata internazionale senza sacchetti di plastica

Da quando sono stati banditi i sacchetti di plastica nei negozi e nei supermercati, circa uno o due anni fa, il consumo dei sacchetti di plastica si è ridotto dell’80%. Questo è un risultato ottimo.

“Adesso la sfida – afferma Sabrina – è eliminare le stoviglie in plastica: in una prima fase sostituendole con stoviglie compostabili, ma nel lungo periodo utilizzando i circuiti di lavaggio. In altre parole, quello che prima spendevi per comprare il piatto e le posate compostabili (circa 0,50 cent. a persona), lo consegni ad una cooperativa che ti fornisce piatti durevoli, li mette a disposizione, li serve, poi li raccoglie e li lava. Con lo stesso costo hai un enorme risparmio sull’ambiente e sui costi di smaltimento, in quanto acquisti un servizio e non paghi il rifiuto”.

 

Per saperne di più, visita il sito: www.marchearifiutizero.it

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