Con questo articolo vogliamo iniziare un percorso nella problematica della plastica e i sui effetti nell’ecosistema marino. Le considerazioni sono tratte dal libro “Viver felici senza plastica” di Chantal Plamondon e Jay Sinha con il quale vogliamo condividere con voi una parte dei contenuti.

Para-diclorodifeniltricloroetano o DDT

Nel 1962, la biologa e conservazionista Rachel Carson ha pubblicato Primavera silenziosa, libro in cui documentava gli effetti tossici che un pesticida apparentemente innocuo, il DDT aveva sugli animali. Quest’ultimo infatti era estremamente nocivo per l’ambiente perché indeboliva i gusci delle uova dei rapaci e degli altri uccelli, provocando la morte dei piccoli.  Il suo libro è stato pubblicato quando stava morendo per una forma di cancro avanzata, ma è riuscita comunque a far sorgere un movimento globale che è riuscito a vietare il DDT.

Plastica e uccelli marini

Nel 2015, sulla rivista scientifica «Proceedingsof the National Academy of Sciences (PNAS) è stato pubblicato lo studio Treat of Plastic Polution to Seabirds is Global, Pervasive and Incresing, condotto dai ricercatori del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation e dall’ Imperial College London.

Ecco alcune delle loro scoperte, basate su un analisi dei rischi associati all’esposizione e all’ingerimento di plastica su 186 specie di uccelli marini. Nello stomaco del 60% degli uccelli marini c’è plastica. Si stima che il 90% degli uccelli ancora vivi abbia mangiato plastica in qualche sua forma. Basandosi sui tassi attuali di produzione della plastica, entro il 2050 sarà presente nello stomaco del 99% degli uccelli marini.

La plastica, come il DDT, è un fenomeno globale, e si trova ovunque, proprio come mostra la ricerca di cui abbiamo parlato. Viene ancora usato in alcuni Paesi e ne è stato trovato in tutto il mondo, inclusa l’Artide, dove viene consumato dalle foche e dai pesci. Nei Grandi Laghi ce ne è ancora, nonostante in America settentrionale sia stato bandito da oltre 40 anni.

Sia la plastica sia il DDT sono inquinanti che persistono per secoli. La plastica non scompare mai, si limita a rompersi in pezzi sempre più piccoli.La produzione globale è enorme. Sono state prodotte circa 1,8 milioni di tonnellate di DDT. Ogni due giorni viene prodotta la stessa quantità di plastica. Il risultato è un enorme quantità di rifiuti di plastica mal gestita, che finisce in natura e viene ingerita dalla fauna selvatica.

Effetti della plastica e del DDT sull’ecosistema

Sia la plastica sia il DDT influenzano lo sviluppo riproduttivo. Il DDT influisce negativamente sulla riproduzione della fauna selvatica. E stato dimostrato che gli interferenti endocrini derivati della plastica, che vanno dal BPA agli ftalati, causano malattie dell’apparato riproduttivo.
La plastica e il DDT potrebbero non sembrare velenosi, ma i loro effetti tossici possono influire sul sistema ormonale. Il DDT è stato spruzzato direttamente sulla pelle e aggiunto alle pitture per bambini per scacciare le zanzare.

La plastica è onnipresente nei giocattoli che sono ancora realizzati con resina di Pvc altamente tossico.
Le tossine della plastica e il DDT si bio accumulano, concentrandosi sempre più man mano che risalgono la catena alimentare. Quantità minuscole di DDT nell’acqua possono aumentare di concentrazione fino a dieci milioni di volte passando dai plancton, ai pesci più piccoli, poi a quelli più grandi e infine agli umani e agli uccelli che si nutrono di pesce. Inoltre, la plastica agisce come una spugna, assorbendo le sostanze chimiche dall’acqua e concentrandole fino a un milione di volte in più.

Come fa notare il dottor Worm, la fonte migliore di informazioni sullo stato di salute degli oceani e, di conseguenza, di tutto l’ ambiente, è l’osservazione degli uccelli marini. Anche se catturano le prede in acqua, tornano regolarmente a terra per nidificare, quindi possiamo monitorarli facilmente delle altre creature marine.

Cosa possiamo fare?

Provare a ripulire il pianeta dal inquinamento da plastica è un passo nella direzione giusta, ma è un flusso continuo. L’unica soluzione è impedire che venga immessa nuova plastica.

Se uniamo questo fattore a un altro problema fondamentale, il cambiamento climatico, iniziamo a vedere quanto il nostro ecosistema globale sia effettivamente interconnesso. Sia la plastica sia il cambiamento climatico sono alimentati dai combustibili fossili, tossici e inquinanti: petrolio, carbone e gas naturale. Comprendere questa interconnessione ci fa vedere che le nostre azioni sono necessarie e possono fare una differenza tangibile.

 

Dobbiamo ridurre la plastica alla fonte, attraverso azioni collettive che catalizzino una nuova rivoluzione industriale. Il movimento per un’economia circolare, dove i rifiuti non esistono, sta crescendo e si sta ripensando il futuro della plastica a partire dagli imballaggi.

La plastica è una risorsa da riutilizzare, senza trasformarla in rifiuto. Il suo nuovo sviluppo dovrebbe accantonare i combustibili fossili per focalizzarsi sulle bioplastiche più sostenibili, idealmente 100% vegetali, prive di sostanze chimiche additive.