Rossano Ercolini è il leader del movimento nazionale Rifiuti Zero, che sta trasformando il sistema dei rifiuti italiano attraverso il coinvolgimento di grandi e piccole comunità, e presidente di Zero Waste Europe.

Toscano, maestro elementare del piccolo Comune di Capannori (Lucca), il primo in Italia ad adottare la strategia Rifiuti Zero ideata da Paul Connett, professore di Chimica ambientale dell’Università Saint Lawrence di Canton (New York), Ercolini da anni si batte per gestire i rifiuti solidi urbani con metodi alternativi all’incenerimento.

Nel 2013 ha vinto il Goldman Environmental Prize, prestigioso premio ambientale che non veniva assegnato a un italiano dal 1998, che non si aspettava minimamente di ricevere perché, come ci confida, “non ho mai lavorato per un secondo fine ma solo per far parte di un progetto in grado di rinnovare questo Paese a cui voglio bene”.

Quando è nata la sua attenzione all’ambiente ed alla riduzione dei rifiuti?

La mia attenzione al problema dei rifiuti è nata nel 1976 quando nella frazione del Comune di Capannori, il mio, volevano realizzare una discarica e da lì mi si è acceso il campanello di allarme per la situazione ambientale; ero già un attivista allora ma mi occupavo di diritto al lavoro ed allo studio; poi non ho più smesso di occuparmene dal 1996, organizzando incontri, assemblee, campagne di sensibilizzazione di bambini e genitori sul pericolo inceneritori e sulle soluzioni possibili per evitarli. All’epoca avevo aderito al movimento politico dei Verdi ma fui poi espulso quando loro entrarono nella giunta regionale toscana sostenendo l’incenerimento dei rifiuti: mentre in passato la pensavano in maniera opposta, man mano la loro posizione si era immorbidita fino a diventare a favore dell’incenerimento quindi noi, rei di averli messi in difficoltà dinanzi alla giunta, venimmo espulsi. Lo dico in modo ironico perché mentre i Verdi sono scomparsi, il movimento Zero Waste è partito proprio in quel momento per cui il progetto in questione è diventato un nuovo ambientalismo post-Verdi e loro hanno fatto una brutta figura, non a caso sono spariti.

È presidente dell’associazione Zero Waste Europe finalizzata alla diffusione della strategia Rifiuti Zero. Sono molti i paesi ad avervi aderito?

La fondazione Zero Waste Europe è una realtà complessa con 11 addetti a Bruxelles ed un ufficio attivo, oltre agli stagisti ed a collaboratori temporanei, che testimonia un’adesione crescente dei paesi europei alla strategia Rifiuti Zero. Ad aprile, in occasione dell’incontro annuale a Madrid, c’erano ben 34 delegazioni da 34 paesi europei fra cui Lubiana, che è stata la prima capitale ad avervi aderito nel 2015, e circa 350 municipalità tra Francia, Spagna, Regno Unito ed Est Europa. La parte del leone la fa l’Italia con oltre 251 municipalità ossia circa 6 milioni di abitanti, escludendo Roma perché se la considerassimo sarebbero 9 milioni gli italiani che non partecipano al dibattito Rifiuti Zero ma sono in qualche modo obbligati a perseguirlo con le delibere ed i protocolli Rifiuti Zero approvati dai Comuni che rientrano nella lista. Di questo nei talk televisivi che si occupano di politica, attualità ed altro, non si parla ma credo che una delle grandi novità positive contemporanee, oltre all’emancipazione femminile sia la rivoluzione Rifiuti Zero.

Paul Connet di Zero Waste

Paul Connet, fondatore della strategia Zero Waste e presidente del comitato scientifico della commissione Rifiuti Zero di Capannori

A proposito di politica, attualmente sta trovando ostruzione o supporto da parte della stessa?

Credo che l’Italia viva una forte contraddizione poiché ha una società civile molto articolata e dinamica ma questa spinta dal basso ad un certo punto perde la sua forza. Abbiamo delle classi politiche e dirigenti molto piccole a fronte di una storia grande. C’è una contraddizione tra queste correnti dal basso che sono così pulite e spumeggianti e l’acqua di superficie che è melmosa. Molti partiti navigano all’interno di questo dilemma e talvolta la loro rotta appare contraddittoria; il problema, dal mio punto di vista, è che bisogna far crescere le correnti pulite prima di andare a salire in superficie. Purtroppo in Italia – la stessa esperienza dei Verdi lo dimostra – lo sport più diffuso è presentarsi alle elezioni, per cui credo che la politica nuova nasca dal basso. Bisogna evitare scorciatoie ed iniziare ad associare la vision al pragmatismo, sapendo dove andare e procedendo ogni giorno concretamente a piccoli passi in quella direzione. Credo che una nuova classe dirigente nascerà da questo processo.

Beppe Grillo nel 2013 ospitò a Genova per il terzo Vday Paul Connett ma è stato lei è il primo a portare in Italia questo emerito professore, ideatore della strategia Rifiuti Zero. Quali altre battaglie ha sostenuto con lui?

Paul Connett ha girato molto il mondo ed in Italia è già venuto 75 volte. Si, fummo noi a chiamarlo nella battaglia di Capannori, in provincia di Lucca; di battaglie ne facciamo e continueremo a farne tante, come quella recente a Viareggio, in cui l’attuale sindaco è l’ex di Capannori, per guidarla verso Rifiuti Zero attraverso la riduzione, il riuso, il riciclaggio ed il re-design ossia la creazione di prodotti già pensati in fabbrica per il riciclo. Ora la sfida più impegnativa è Roma.

La capitale aderirà, quindi, alla strategia Rifiuti Zero?

Roma sta facendo un tentativo mondiale di uscire dalla melma della sua pessima gestione. Già dal 2013 ha adottato una delibera dal basso sottoscritta da alcuni cittadini, portata all’interno del consiglio comunale, quando c’era la giunta Marino, che la approvò. Adesso questo intento è stato riconfermato; noi ancora ovviamente la teniamo sotto istruttoria e vogliamo vedere dei passi concreti verso quella direzione: al momento non è stata ancora inserita nella lista dei Comuni Zero Waste ma siamo pronti a concordare il gran passo se tutto procede come deve. Data la complessità della sua realtà vogliamo fare una cosa credibile pur essendo una sfida molto impegnativa.

Un’altra grande città dove il problema dei rifiuti è molto sentito è Napoli.

Lì ci andrò il 16 giugno per un incontro con il vicesindaco. Napoli è al centro di una nostra valutazione. Più volte abbiamo minacciato di cancellarla dalla lista dei comuni Rifiuti Zero però devo dire che ogni volta poi l’amministrazione in carica ha sempre dimostrato di voler procedere in quella direzione, magari più lentamente di quanto previsto, chiedendo più tempo date le molte difficoltà presenti in quel territorio. Ho avuto un precedente incontro con il Vicesindaco Raffaele Del Giudice che mi ha comunicato che già 480 mila abitanti di Napoli sono serviti con il porta a porta, con un risultato percentuale di raccolta differenziata pari a circa al 68% che ovviamente sul milione di abitanti si dimezza per cui è al 35% però effettivamente abbiamo così colto la conferma di quella volontà politica. Il prossimo incontro a Napoli sarà proprio per verificare i risultati raggiunti e quelli da raggiungere: vedremo sul terreno se la realtà sta procedendo nella direzione giusta ed io ritengo di si.

Nella regione Marche quanti comuni hanno aderito finora a Zero Waste?

Più o meno una decina fra cui Mozzano, altri in provincia di Macerata ed Ancona e quello di Castignano, il primo della provincia di Ascoli ad avervi aderito, in cui sono stato recentemente e dovrò sicuramente tornare; è importante il ruolo degli apripista perché testimoniano il coraggio degli amministratori, della cittadinanza e della comunità ed allo stesso tempo consentono di intercettare altri potenziali soggetti amministrativi, un po’ come è successo con Capannori.

Le realtà europee e del resto del mondo sono migliori o peggiori dell’Italia riguardo la raccolta differenziata ?

L’Italia è leader a livello europeo della strategia Rifiuti Zero ed a livello mondiale fa da congiunzione con San Francisco e con la California dove è nato il movimento Zero Waste. Non brilla, invece, la tanto conclamata Danimarca che brucia il 60% di risorse, portando poi le ceneri in Norvegia; i Paesi del Nord hanno la più alta produzione di rifiuti pro capite (la Danimarca sfiora gli 800kg all’anno) e molti non hanno nemmeno una raccolta differenziata della sezione organica o stanno provvedendo a farla perché l’Unione Europea sta spingendo per l’applicazione dell’economia circolare.

di Alessandra Addari