Su una collina circondata dai boschi ha sede il più grande orto delle meraviglie delle Marche con ben duemila varietà di piante. È l’Orto Antico Bio, fondato nel 2008 da Eduardo Lo Giudice,  che ha sede dal 2015 a Senigallia ( sulla strada di Montebianco). Un orto botanico che si prefigge di recuperare varietà antiche, rare e inconsuete di piante alimentari. Col tempo il progetto è cresciuto in maniera esponenziale e si sono aggiunti volontari e collaboratori. “Avevamo fatto un programma di cinque anni per ottenere dei risultati che invece si sono presentati dopo soli 6 mesi”, commenta Lo Giudice, originario di Fontanelli in provincia di Genova. Eduardo è stato sempre a contatto con la natura nel suo paese di montagna e qui ha sviluppato il suo amore per la terra, grazie agli insegnamenti di un contadino che gli ha trasmesso tutto quello c’era da sapere. Nel 2007 ha conosciuto ad una manifestazione sulla biodiversità a Lucca un’associazione di scambio di semi che gli ha aperto un mondo nuovo.

I membri dell’orto sono contadini-custoditutelano la biodiversità conservando piante o animali tipici di una zona, attraverso una convenzione con l’ASSAM (Azienda Servizi del Settore Agroalimentare delle Marche). “Abbiamo salvato dall’estinzione varietà marchigiane come il pomodoro di Monte San Vito, la lattuga Adele di Serra de’ Conti e il topinambur bianco dei Monti Sibillini“. La prima è un pomodoro invernale che si conserva per quasi un anno in cantina, la seconda è stata fornita da un contadino di 76 anni la cui madre coltivava questa specie, la terza è un tubero poco conosciuto. “La nostra conoscenza è presa dall’esperienza e non dai libri”, fa sapere Lo Giudice, ” Impariamo sul campo e ci confrontiamo costantemente con associazioni di agricoltori”.

Il lavoro di Eduardo è una continua scoperta. Nel suo orto si trovano le pâtisson, zucchine a trottola, gialle, bianche, striate o nere; il kiwano, un cetriolo che si mangia come frutta, sa di kiwi e banana ed è a forma di melograno borchiato; le barbabietole gialle; il pisello-asparago,  un pisello al gusto di asparago, del quale si mangia tutto il baccello; la mini-melanzana, grande quanto una pallina da golf; la zucca-spaghetti, una zucca da lessare per 30 minuti, si taglia e si tira via la polpa spaghettata; la patata nera di Pietralunga, quasi estinta. Per quanto sembri bizzarro e alieno questo elenco di ortaggi, verdure e frutta, si deve tenere a mente che in natura tutte le piante commestibili sono ibridi. Dalla selezione naturale o umana, sono spuntate fuori le piante che oggi si conoscono. Lo stesso Orto Antico si diverte anche a creare le sue specie.

L’ideologia dell’orto ruota attorno a tre punti cardine: etica, cultura e sociale. “La parte economica arriva per ultima”, precisa. Si impegna molto nella promozione del territorio cercando contesti agricoli che lavorino bene per entrare in sintonia con loro e farli conoscere agli altri pure attraverso articoli. Su questa filosofia è nata la rubrica culturale online “Parole di Terra“, a cura della moglie di Lo Giudice, Cinzia Andrelli, dove gli argomenti sono la biodiversità, il territorio e chef artisti del gusto. A questo proposito, l’organizzazione è particolarmente presente nel Piceno e collaborano con diversi loro cuochi, molto attenti al territorio. “Nella provincia ascolana c’è molta voglia di fare e di creare”.

Questo sodalizio ha portato alla progettazione della prima festa della zucca regionale con il Casolare Azzurro, azienda agrituristica, e il Comune di Acquaviva Picena. La prima edizione avverrà ad ottobre 2018, durerà una giornata e si chiamerà “Dalla A alla Zucca“. Ogni anno avrà un tema diverso e quello iniziale sarà dedicato ai bambini, dal titolo “Zucche e Trottole”. L’Orto porta avanti due progetti con una scuola elementare di Marotta, la Campus, e in primavera organizzano “La via delle erbe aromatiche e delle spezie” al Museo Africano di Senigallia.

L’orto è visitabile dietro appuntamento e gli ortaggi sono in vendita.

Donatella Rosetti