Tiziano Guardini è un ecofashion designer che si è inventato l’Ecocouture. Abiti etici e cool, raffinati ed eleganti, che non hanno nulla da invidiare a quelli dell’haute couture, proibitivi e composti da materiali in via d’estinzione. Il Corriere della Sera lo ha definito “lo stilista della natura” per la perfetta fusione nelle sue creazioni di elementi naturali e moda. La donna dello stilista è in sincronia con la Madre Terra, indossa tessuti e accessori magnifici proprio perché mantenuti nella loro bellezza originaria. Guardini rappresenta la visione futura che dovrà assumere l’industria del fashion per mettere freno all’inquinamento del quale è tra i primi responsabili. Lo scorso settembre ha vinto, all’interno della Milan Fashion Week, il premio del Green Carpet Challenge “Best Emerging Designer”. Il look che partecipava al concorso era di seta ahimsa (non violenta) biologica e nylon riciclato con pailettes applicate a mano ricavate da conchiglie riusate e cd scartati. Adesso espone i suoi abiti assieme ad altri abili stilisti al Creative Spot del Fidenza Village, outlet dei marchi del lusso, grazie alla partnership con Vogue Italia e la Camera Nazionale della Moda.

Cappotto look Green Carpet Challenge

Come ti é venuto in mente di dare il via ad una Ecocouture?
L’ecocouture non è stata costruita “a tavolino” ma è un progetto istintivo che unisce la mia sensibilità nei riguardi della vita sul pianeta e la mia passione nella moda con un approccio artistico/creativo.

Quali sono i suoi principi e qual è la caratteristica che contraddistingue i tuoi abiti?
I pilastri di questo progetto sono essenzialmente due: utilizzare materiali cruelty free e prodotti in maniera sostenibile, e confezionare capi in maniera etica. La caratteristica é quella di creare pezzi che siano di tendenza e allo stesso tempo sostenibili. Nel passato il concetto di moda sostenibile ha avuto una connotazione privativa. Quello che voglio creare é una controtendenza: un prodotto moda che rispetti la Vita.

Quali sono i materiali che usi e quelli su cui stai lavorando?
Principalmente sto utilizzando seta non violenta, chiamata anche Peace Silk. A differenza della seta tradizionale che bolle il bozzolo con i bachi all’interno, nel mio caso aspetto che il baco raggiunga il suo ultimo stadio, ovvero diventi farfalla, e si raccolga il bozzolo ormai abbandonato. Poi ho utilizzato il nylon riciclato proveniente da un programma di pulizia degli oceani creato da Ecoalf (brand di moda sostenibile). Ho realizzato da poco una collezione per Vegea, azienda autrice di una similpelle proveniente dalla vinaccia. In questi giorni sto lavorando con Isko che produce denim sostenibile.

Quali sono gli elementi naturali che si adattano meglio alla costruzione di un abito?
Senza dubbio sono le mani e un cervello attivo.

Vestito Look Green Carpet Challenge

Hai detto che l’ecosostenibilità è la capacità di percepire la sacralità della vita. Sei spiritualmente legato alla natura?
Credo che il problema di quando non si riesce a percepire il legame spirituale con la vita e quindi con la natura risieda nel farsi coinvolgere troppo dalla frenesia del possedere e non di vivere le cose. Non si è in grado di vivere il tempo presente, facendo scelte che non tengono conto di chi ci sia dietro. Per esempio, non ci fermiamo mai a pensare a come sia possibile che una maglietta la paghiamo così poco e spesso non siamo coscienti di cosa compriamo. Non siamo consapevoli della possibilità di cambiamento che potremo avere se diventassimo dei consumatori responsabili. Vi racconto una storia. Un giorno in una foresta scoppia un incendio e tutti gli animali iniziano a scappare. Un piccolo colibrì, al contrario, si dirige verso il fiume e inizia a raccogliere una goccia di acqua e la lascia cadere sopra le fiamme, poi ritorna a prenderne un’altra e il leone incuriosito lo deride e gli urla “Cosa credi di fare così piccolo tu?” L’uccello allora si gira verso il felino e gli dice “Io faccio la mia parte”. Alla fine gli animali aiutano tutti il colibrì a spegnere l’incendio. La morale è che per quanto tu possa sentirti piccolo, hai un infinito potenziale per essere artefice del cambiamento anche con “piccoli” gesti.

Cosa è significato per te vincere il Green Carpet Fashion Award come Best Emerging Fashion Designer?
Ha significato sicuramente la possibilità di credere in un sogno, avere la determinazione di farlo crescere e proteggerlo allo stesso momento e anche incoraggiare tante altre persone. Volevo fare il designer da quando avevo undici anni e ho lottato molto sia con la mia famiglia che con me stesso nel trovare il coraggio di farlo e di farlo in una maniera nuova. Quindi, quando al Teatro alla Scala a settembre hanno detto “the winner is Tiziano Guardini” vi lascio immaginare l’emozione enorme che mi ha pervaso. Subito dopo sono arrivate una serie di iniziative di promozione e supporto del progetto. Proprio adesso sto ritornando da Madrid a Milano per una serie di appuntamenti di Value Retail nei loro shopping Village nel mondo che sostengono la creatività di giovani designer emergenti.

Dopo aver partecipato al pop up store al Fidenza Village quali sono i tuoi programmi per il futuro?
Quello che mi preme di più é la presentazione della mia nuova collezione alla prossima edizione della Milano Fashion Week a Febbraio.

Donatella Rosetti